Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni di Giovanni Bellini

In Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni di Giovanni Bellini il corpo di Gesù giace riverso senza peso tra le braccia della madre.

di Marco Rabino

Giovanni Bellini, Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni (Pietà), 1460-1465, tempera su tavola, 86 x 107 cm. Milano, Pinacoteca di Brera

Indice

Descrizione del dipinto Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni (Pietà) di Giovanni Bellini

Al centro del dipinto si trova il corpo di Cristo ormai cadavere, deposto dalla croce. A sinistra, infatti, la Vergine lo sostiene e porta in alto il braccio del figlio destro ormai inerte. Sul dorso della mano di Gesù si nota la ferita inferta dal chiodo. La Madonna indossa un abito rosso coperto da un ampio velo molto scuro che copre anche il capo. Il collo è poi avvolto da un tessuto bianco e leggero. Il suo viso è accostato a quello del figlio ed esprime un intenso dolore. San Giovanni si trova invece a destra del fronte dipinto. Anche la sua mano sinistra sostiene Cristo da un fianco. L’apostolo è però rivolto a destra e manifesta una intensa disperazione. Il suo viso infatti esprime una forte costernazione. Indossa una veste scura con un colletto decorato e un mantello blu.

Intorno al capo dei tre personaggi sacri è dipinta una aureola sottile. Inoltre, in primissimo piano corre una balaustra in marmo. Sopra di essa è rappresentata un’iscrizione: HAEC FERE QVVM GEMITVS TVRGENTIA LVMINA PROMANT / BELLINI POTERAT FLERE IOANNIS OPVS. La presenza della balaustra con iscrizione è di tradizione fiamminga. Si ritrova infatti in opere dipinte negli stessi anni da altri autori quali Antonello da Messina nei suoi celebri ritratti e anche in opere di Mantegna nel San Marco.

Interpretazioni e simbologia di Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni di Giovanni Bellini

L’opera è anche definita Pietà di Giovanni Bellini o Pietà di Brera. La Vergine e San Giovanni sostengono senza sforzo il corpo di Gesù. Questo dettaglio rivela una certa assenza di peso del cadavere deposto. Giovanni Bellini dipinse le mani di Gesù rivolte con il dorso verso lo spettatore. Si tratta inoltre di un modello iconografico tradizionale nelle deposizioni. Infatti, è possibile ritrovarlo in altri dipinti quali Cristo morto nel sepolcro di Andrea Mantegna. L’iscrizione che si trova sulla balaustra in primo piano è tratta dal libro delle Elegie di Properzio. Si può tradurre in italiano come: “Questi occhi gonfi quasi emetteranno gemiti, quest’opera di Giovanni Bellini potrà spargere lacrime“.

La Visione evocativa di Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni di Giovanni Bellini

Soffermiamoci di fronte a questo drammatico dipinto di Giovanni Bellini e non liquidiamolo semplicemente come una Pietà Quattrocentesca. Per espandere la nostra esperienza di fronte a quest’opera, utilizziamo tutti gli strumenti che i grandi autori ci hanno messo a disposizione e che puoi consultare leggendo questo articolo: La visione evocativa dell’opera d’arte. In questo modo il famoso dipinto di Bellini diventa un dispositivo di cura, di crescita evolutiva. Alcuni riconosciuti autori contemporanei e le loro tesi ci aiutano a passare oltre la superficie dipinta e a scoprire i segreti che si nascondono nella Pietà di Brera.

La simulazione incarnata di Vittorio Gallese

Ci illudiamo di poter trattenere ciò che amiamo e di proteggere i nostri cari. Così subiamo un trauma fisico, biologico, quando l’altro ci viene strappato via, e rimaniamo da soli nel corpo vissuto. Per interpretare la Pietà di Giovanni Bellini come un Dispositivo di cura dobbiamo svincolarlo dall’iconografia strettamente religiosa. Pensiamo a una madre che stringe il corpo del figlio morto insieme al miglior amico del ragazzo. Il dipinto funziona come un “morsetto sensomotorio“, un particolare della scena che crea una trappola visiva e blocca il nostro sguardo.

Bellini blocca i tre corpi nel perimetro strettissimo della tavola dipinta e ci costringe a concentrarci sui loro rapporti. Così, non siamo distratti dallo sfondo e percepiamo la rigidità muscolare del lutto, soprattutto i due volti che si incontrano e la man di Maria che stringe il figlio morto. Come ci suggeriscono gli studi di Vittorio Gallese sulla simulazione incarnata, i neuroni specchio della nostra corteccia celebrale restituiscono alla nostra coscienza le stesse azioni fisiche che vediamo rappresentate nel dipinto. Percepiamo così il freddo del marmo e della pelle di Cristo, proviamo l’angoscia soffocante di Maria. Sentiamo la rigidità dei muscoli.

La trasmutazione secondo gli antichi alchimisti

Nei dipinti dei grandi maestri le verità esistenziali sono spesso nascoste da dettagli che si ricollegano al mondo dell’esoterismo. Ecco che, se immaginiamo il processo di morte vissuto da chi rimane, Maria si trova nella nella fase che gli antichi alchimisti chiamavano Nigredo: la putrefazione, il buio totale. Maria non piange più: la sua bocca aperta, è accostata a quella del figlio morto nel tentativo di respirare la sua morte. La sua mano stringe il corpo freddo. È il riflesso biologico del possesso disperato: «Sei mio, non puoi andartene, ti tengo io». Così cerca di portare verso l’alto quel corpo che inevitabilmente sprofonda verso il basso.

Il Dio-Natura di Spinoza

Le dita di Maria stringono la mano di Gesù in un gesto che secondo il filosofo Baruch Spinoza si definisce conatus: la spinta intrinseca di ogni organismo vivente a perseverare nel proprio essere, a difendere i propri confini biologici dall’annientamento. Il conautus è la forza che tiene insieme ogni entità naturale, le rocce, gli alberi. Nel gesto di Maria cogliamo così la grande lezione rivoluzionaria del grande filofoso «Deus sive Natura» (Dio, ovvero la Natura). La sofferenza di Maria è quella di ogni essere dell’universo che vede la sua esitenza minacciata. Spinoza ci dice che anche una pietra è sacra e soffre come Maria: tutta la realtà è sacra perché tutto è, letteralmente, in Dio e parte di Dio.

Il Predictive Processing di Andy Clark

La scena dipinta da Giovanni Bellini è uno straordinario esempio di Predictive Processing, elaborato dal filosofo e scienziato cognitivo inglese Andy Clark. Secondo Clark in nostro cervello vede il reale attraverso modelli predittivi che ha costruito durante l’esperienza. Ma questi modelli sono economici e fragili, come lo sono le convinzioni. La carne ormai priva di vita di Cristo scivola sul marmo freddo e si distacca dalla vita simulando il distacco che possiamo provare in caso di un abbandono. Di fronte all’abbandono di un affetto alcun modello predittivo regge, rimane solo il fatto traumatico da affrontare ed elaborare con una trasmutazione psichica. Torniamo così al percorso alchemico che parte dalla Nigredo, l’esperienza dolorosa e arriva alla Rubedo, il trauma elaborato.

Arte e cultura

I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

La Pietà di Giovanni Bellini appartenne alla collezione Sampieri di Bologna. La Pinacoteca di Brera lo acquisì poi nel 1811. Eugenio di Beauharnais, vicerè del Regno d’Italia nominato da Napoleone, donò quindi l’opera alla prestigiosa Istituzione di Milano.

L’artista e la società. La storia dell’opera Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni di Giovanni Bellini

Il dipinto è firmato all’interno dell’iscrizione posta sulla balaustra in primo piano e risale al periodo 1460-1465.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile di Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni di Giovanni Bellini

Gli storici ipotizzano che Giovanni Bellini dipinse la Pietà lontano dall’influenza di Andrea Mantegna. I due artisti infatti oltre ad essere parenti, furono uniti da interessi culturali e artistici. Giovanni Bellini fa uso di grafismi che, secondo i critici derivano dalle opere di Andrea Mantegna. Le linee di contorno dei corpi sono molto evidenti. Si parla, inoltre, di grafismi adottati nei capelli. Si tratta dell’utilizzo di un’attenzione estrema nella resa di particolari quali capelli e vene.

Giovanni Bellini si concentrò sull’espressione di Maria e San Giovanni. Anche le loro posizioni e il modo in cui sostengono il corpo di Cristo rivela una intensa lettura drammatica dell’evento. Questa cifra stilistica deriva piuttosto dalla pittura fiamminga di Rogier van der Weyden. È, infatti, tipica degli artisti nordici una maggiore resa espressiva della fisionomia e della postura. Inoltre, spesso, tale scelta è presente a scapito dell’armonia e dell’eleganza di ispirazione classica. Infine, le mani dei personaggi sono importanti vettori dello stato d’animo dei protagonisti.

Il maestro stese il colore attraverso piccoli tratti ravvicinati.

La tecnica

La Pietà di Giovanni Bellini è dipinta con l’uso del colore a tempera steso su una tavola di legno di 86 centimetri di altezza e 107 cm di larghezza.

Il colore e l’illuminazione

I toni dell’immagine sono poco saturi e ben armonizzati tra loro per creare una omogenea resa ambientale. La parte centrale, il corpo di Cristo e la balaustra, sono tendenzialmente caldi. Il paesaggio di fondo e le figure laterali, invece presentano colori più freddi e scuri.

Bellini progettò un tipo di illuminazione naturale, morbida e avvolgente. Infatti, l’effetto è quello di una chiara giornata cristallina. La luce proviene dal centro e crea ombre sui lati dei personaggi e tra le pieghe dei panneggi. La figura di Gesù è posta in grande evidenza grazie alla luce che lo illumina direttamente.

Lo spazio

La scena religiosa si svolge in uno spazio esterno. La prospettiva è presente soprattutto nel primo piano ma non è così evidente. Infatti, gli edifici presenti nell’opera sono molto distanti e poco dettagliati.

La profondità dell’immagine si manifesta a sinistra grazie alla prospettiva di grandezza. Il confronto tra le figure in primo piano e quelle dello sfondo permette, infatti, di valutare la loro distanza. Il punto di vista e l’inquadratura molto ravvicinata determinano un’importante monumentalità delle figure che dialogano in un clima di drammaticità.

La balaustra rappresentata in primo piano separa lo spazio del devoto da quello sacro della rappresentazione. Inoltre, la mano di Cristo, poggiata al di sopra crea un elemento di connessione tra i due mondi che tramite la sua morte sono connessi. Lo stesso meccanismo si ritrova nel San Marco dipinto da Andrea Mantegna.

La composizione e l’inquadratura

La tavola di Giovanni Bellini è di formato rettangolare orientato in orizzontale. L’inquadratura è molto stretta sui tre personaggi sacri che occupano interamente la superficie del dipinto.

Cristo è posizionato al centro in posizione simmetrica. Ai suoi lati si trovano Maria e San Giovanni. La balaustra che corre orizzontalmente in basso crea una forte stabilità alla scena. I personaggi infine determinano andamenti verticali delle principali linee compositive.

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Bibliografia

  • Hans Belting, Giovanni Bellini. La pietà, 1 settembre 1996, Franco Cosimo Panini, Collana: Figure, EAN: 9788876867514
  • Augusto Gentili, Giovanni Bellini, 1998, Gruppo Editoriale, Collana: ART Dossier, EAN: 2560846170520
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  • M. Lucco, G. C. Villa (a cura di ), Giovanni Bellini. Catalogo della mostra (Roma, 30 settembre 2008-11 gennaio 2009), 9 ottobre 2008, Silvana editore, EAN: 9788836611331
  • Roger Fry, Giovanni Bellini, Castelvecchi, Collana: Cahiers, Edizione: 2016, 1 dicembre 2016, EAN: 9788869447624

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 2 luglio 2026.

Approfondisci la lettura consultando le schede delle altre opere di Giovanni Bellini intitolate:

Leggi La vita e tutte le opere di Giovanni Bellini

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Giovanni Bellini, Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni, sul sito della Pinacoteca di Brera di Milano e sul sito dei Beni Culturali della Regione Lombadia.

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