Lo staffato di Giovanni Fattori racconta un dramma individuale dell’epoca risorgimentale italiana che diventa condizione universale.
Giovanni Fattori, Lo staffato, 1880, olio su tela, 90 x 130 cm. Firenze, palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna
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Indice
Descrizione de Lo staffato di Giovanni Fattori
Un cavallo nero imbizzarrito galoppa su una strada sterrata. Nella corsa inoltre trascina il corpo di un militare caduto e rimasto impigliato con il piede sinistro nella staffa. Il soldato è inerme, in posizione supina, e con le braccia abbandonate oltre il capo. Nella corsa il corpo infatti lascia profondi solchi insanguinati sul terreno. Infine il paesaggio è brullo, privo di vegetazione e arso dal sole.
Interpretazioni e simbologia de Lo staffato di Giovanni Fattori
Nel dipinto di Fattori si coglie una certa nota polemica rispetto alle vicende delle Guerre di Indipendenza. Un cavallo in corsa e senza guida trascina il corpo del soldato caduto di sella. Infatti per staffato si intende proprio la condizione del cavaliere che non ha più i piedi sulle staffe. In suo piede sinistro è poi rimasto incastrato nella staffa e non gli permette di separarsi dell’animale che galoppa terrorizzato.
Gli ideali del ’48 che hanno portato tanti giovani a combattere volontariamente sono stati traditi dal potere. Fattori inoltre come molti giovani della sua generazione fu coinvolto attivamente ma vide tradite le sue aspettative.
Il dipinto presenta così una scena drammatica e antieroica nella quale il soldato caduto rappresenta la delusione di coloro che combatterono. L’opera assume quindi un valore simbolico e universale sulla inutilità della guerra. A rendere ancora più cruda la scena è poi la posizione del corpo inerme, con il viso contro il terreno e le braccia in alto che sembrano abbracciare la polvere. Infine avanzando il militare lascia una scia di sangue scuro e denso.
Come solito nei dipinti di Fattori il paesaggio e le figure esprimono la stessa tensione. In questo caso quindi la crudeltà dell’evento si rispecchia nella desolazione del paesaggio.
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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione
Lo staffato di Giovanni Fattori è esposto alla Galleria d’Arte Moderna con sede a palazzo Pitti, a Firenze. Il museo acquistò il dipinto in occasione dell’VIII Biennale d’arte di Venezia del 1909 un anno dopo la morte dell’artista.
L’artista e la società. La storia dell’opera Lo staffato di Giovanni Fattori
Il maestro macchiaiolo realizzò questo celebre dipinto intorno al 1880, all’età di 55 anni. Fattori era nato infatti nel 1825.
L’artista realizzò sei repliche dell’opera.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.
Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.
Lo stile de Lo staffato di Giovanni Fattori
Giovanni Fattori fu uno dei più noti pittori macchiaioli che usarono la “macchia” per allontanarsi dalla nitidezza della pittura neoclassica.
In questo dipinto le pennellate che creano macchie di colore sono allugate e veloci per sottolineare la tensione del dipinto. Infatti i segni che rappresentano le strisce sul terreno indicano la velocità con la quale procede l’animale. Così il corpo del soldato trascinato crea dei solchi profondi e insanguinati. La criniera e la coda dell’animale poi appaiono come macchie sfumate che producono un effetto di movimento veloce.
Infine la corsa del cavallo è accentuata dalla costruzione del paesaggio, reso con una trama più fitta di pennellate.
La tecnica
Il dipinto intitolato Lo staffato di Giovanni Fattori è un olio ad impasto su tela di 90×130 cm.


Il colore e l’illuminazione
Il dipinto di Giovanni Fattori presenta una minima gamma cromatica. L’ocra colora la strada sterrata. Un debole verde scuro e grigio copre la collina di destra. Un azzurro pallido compare nel cielo tra le nubi. Inoltre le due figure, cavallo e cavaliere, sono in controluce e quasi nere. Nell’insieme quindi i colori tendono al grigio e creano un’atmosfera cruda e dolorosa.
Lo spazio
Il paesaggio spoglio è quasi schiacciato sul primo piano e il cavallo sembra dipinto contro una quinta verticale. La collina di destra inoltre crea una minima indicazione di lontananza. Invece a sinistra e a destra è la successione verso l’alto dei paracarri dalla dimensione degradante che descrive la profondità della scena. Infine anche i solchi prodotti sul terreno dal corpo del militare contribuiscono a definire i rapporti spaziali nel primo piano.
La composizione e l’inquadratura
La struttura compositiva del dipinto è articolata nelle due metà, quasi corrispondenti, che si sovrappongono orizzontalemente. In basso infatti si trova il terreno mentre in alto il cielo occupa tutta la superficie della tela.
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Bibliografia
- Raffaele Monti, Giovanni Fattori. 1825-1908, Sillabe, Anno edizione: 2002, EAN: 9788883471353
- Raffaele Monti, Fattori, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 1998; 2008, EAN: 9788809761971
- Stefano Fugazza, Giovanni Fattori. Il vero tra forma, linguaggio e sentimento, Mauro Pagliai, Editore Collana: I maestri della luce in Toscana Anno edizione: 2008, EAN: 9788856400298
- Fattori. Catalogo della mostra (Padova, 24 ottobre 2015-28 marzo 2016), (a cura di F. Dini, F. Mazzocca, G. Matteucci), Marsilio, Collana: Cataloghi Anno edizione: 2015, EAN: 9788831722032
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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 11 luglio 2020.
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